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Mammamoka: intervista a Charlie Gnocchi

  Conduttore radiofonico (su Radio Rtl 102.5 con il programma No Problem, W l’Italia in coppia con Alessandro Greco), personaggio televisivo (inviato di Striscia la Notizia con il soprannome “Mister Neuro”) ma anche pittore e scrittore: Charlie Gnocchi (all’anagrafe Carlo Ghiozzi) è sicuramente un personaggio poliedrico e pieno di sorprese. La redazione  ha avuto il piacere di intervistarlo, in vista dell’uscita del suo nuovo romanzo, Mammamoka, targato proprio Edizioni NPE.   Caro Charlie, come mai ha scelto Edizioni NPE per la pubblicazione del tuo nuovo romanzo? Edizioni NPE è una casa editrice giovane e dinamica che si è imposta per l’alta qualità e originalità delle sue edizioni. Mi è sembrata una scelta mirata (e devo dire azzeccata). Da quanto tempo coltivi la passione per la scrittura? Ho già pubblicato libri e romanzi in passato e quindi sono molto interessato all’editoria, sia di alta diffusione che quella molto specialistica. Ma soprattutto sono un sostenitore della piccola editoria, che ritengo eroica, considerando anche il momento storico attuale in Italia. Spero che Edizioni NPE abbia creduto giustamente nel mio romanzo e venga ripagata dello sforzo.   Che cosa ha ispirato Mammamoka? Mammamoka parla di personaggi che, senza averne diritto, desiderano il successo. Il vero successo (inteso come participio del verbo “succedere”) sono aneddoti da poter narrare. La prefazione di Vittorio Sgarbi mi aiuta a far capire la mia natura controversa, padana ed ironica ma assolutamente confusionaria. Come questo romanzo. Ti piacciono i fumetti? Quali sono i tuoi fumetti preferiti? Amo il mondo del fumetto e i suoi autori e desidero complimentarmi con Edizioni NPE per aver creato una collana appositamente dedicata al grande Benito Jacovitti, che è stato per me un grande influencer, sia nel copy che nell’art, vantando un tratto di pura arte italica. Un particolare ringraziamento lo debbo all’editore Nicola Pesce… gentleman,intellettuale di rara sensibilità e mistero… una persona degna di esser descritta in uno dei miei romanzi!   Mammamoka ISBN: 9788894818888 Charlie Gnocchi 1 volume 16×22 cm, brossurato b/n, pg.232 Prezzo: 14,90 euro

Il Vampiro di John Polidori: genesi di un mito moderno

a cura di Luca Franceschini e della redazione di Edizioni NPE Il Vampiro di John William Polidori non è solo un racconto. È, invero, una biografia. Una visione profetica di un ineluttabile sprofondamento nell’abisso, una sublimazione della vita disgraziata del suo autore. È una confessione di sogni infranti, quasi un messaggio dal tragico futuro che il destino aveva in serbo per lui. John Polidori. Fonte Wikipedia È un gesto di vendetta verso il “reale” vampiro Lord Byron. Il racconto altro non è che metafora del sentimento esagerato intercorso tra i due, morboso e sopra le righe. Della stima mista a invidia che un giovane medico personale con velleità artistiche, Polidori appunto, nutriva verso il suo assistito, una viziosa e viziata “rockstar” del 1800 come era Byron in quegli anni, capace di spunti di genio assoluto e sensibilità non comune come di altrettanto spiccate doti di crudeltà e inclinazione a umiliare a piacimento l’umanità che lo circondava. E una delle vittime preferite non poteva che essere proprio lui, il suo medico e segretario personale, John Polidori, soprannominato Polly Dolly. Lord Byron. Fonte Wikipedia Il Vampiro è un po’ di tutto questo, un testo che può apparire stringato, a tratti superficiale e privo di approfondimento nella forma, ma rivelatosi fondamentale e seminale per tutta la letteratura gotica e fantastica a venire. In particolar modo per la nuova interpretazione della figura del vampiro che viene qui a plasmarsi. La notte di Villa Diodati La genesi del racconto è da collocare nella notte gotica per eccellenza: la notte di Villa Diodati, nel giugno del 1816 presso il lago di Ginevra. Lì si trovano Lord Byron, John Polidori, la ex amante di Byron Claire Claremont, il poeta Percy B. Shelley e la sua futura moglie Mary Wollstonecraft Godwin. Villa Diodati. Fonte Wikipedia Byron è nel pieno della sua fama di artista geniale e ribelle. È famoso, bello, affascinante, tenebroso. Piace indistintamente a uomini e donne, intesse molteplici relazioni, non si risparmia vizi ed eccessi. È l’apoteosi della figura del dandy, brillante poeta e stimato politico, ma anche fisicamente prestante come nuotatore e pugile. Un mix irresistibile che però aveva anche un lato oscuro. Era infatti personaggio volubile e sregolato, così difficile da gestire che una delle sue più celebri amanti, Lady Caroline Lamb, lo definirà “pazzo, cattivo e pericoloso da frequentare”. Il suo medico John Polidori, che lo accompagna nei suoi viaggi in giro per l’Europa, è anche lui bello, colto, elegante e polemico. Eppure soffre la presenza ingombrante e tracotante di George Gordon Noel Byron, sesto barone di Byron (questo il suo nome completo e il titolo ufficiale). Si sente quindi inferiore, frustrato, umiliato quando prova a entrare in competizione con lui in qualsivoglia materia di competenza, non ultima la materia letteraria. Il loro rapporto è quindi teso e costellato di frequenti e animate discussioni, talvolta violente. È la sera del 16 giugno, fuori infuria la tempesta, e all’interno della villa sta per accadere qualcosa di straordinario per la narrativa horror e per tutta la letteratura. Quella sera i cinque giovani intellettuali leggono davanti al fuoco storie di fantasmi, accompagnati dal frastuono di piogge e bufere. Nello specifico leggono ad alta voce dei racconti di un’antologia tedesca, Fantasmagoriana, e il poemetto incompiuto Christabel di Samuel Taylor Coleridge. Un’illustrazione presente nel volume Fantasmagoriana. È in quella notte che prende “vita” il primo frammento che due anni dopo germinerà nella sua forma definitiva e diventerà il Frankenstein di Mary Shelley. Mary, che in quel momento ha solo 19 anni, lavora su uno spunto che dice essergli stato rivelato come una visione improvvisa, un vero e proprio […]

Concorso Residenza Artistica

«Scuola di Fumetto» e Edizioni NPE in collaborazione con la SIAE indice il concorso «Graphic Novel», un progetto di residenza artistica. Vogliamo realizzare un percorso formativo-creativo per dar luogo a un’opera collettiva: un graphic novel creato da 8 giovani artisti con la supervisione di 3 grandi maestri del fumetto internazionale: Ivo Milazzo, Miguel Angel Martin, Alessandro Di Virgilio. Con la partecipazione di Nicola Pesce. Questo gruppo di 8 ragazzi vivrà e creerà per 14 giorni nella meravigliosa cornice di Villa Acernaia: una grande tenuta in montagna di oltre 1000 mq, con arredi di lusso, 2 camini, 3 saloni, 16 camere da letto e un bosco privato. Un luogo idilliaco per isolarsi e creare un volume che infine verrà pubblicato dalla casa editrice e sarà distribuito in tutte le librerie italiane. Gli 8 giovani artisti riunitisi nella Villa Acernaia dovranno sceneggiare, effettuare gli studi dei personaggi ed infine iniziare a disegnare – con la supervisione ed il consiglio dei 3 maestri – un graphic novel dalle 64 alle 80 pagine/tavole. Questo volume verrà poi pubblicato da Edizioni NPE, e verrà distribuito in tutte le librerie italiane, comprese Feltrinelli, Mondadori, librerie indipendenti e negozi specializzati in fumetto, oltre a tutti i maggiori bookstore online (Amazon, IBS, ecc.). Durante il periodo di residenza artistica i giovani verranno invitati a postare quotidianamente sui loro social immagini e video della loro esperienza, taggando la casa editrice, hashtaggando il progetto, Edizioni NPE e la SIAE che lo hanno reso possibile. Il volume verrà ufficialmente presentato alla prima Fiera Lucca Comics And Games disponibile ed in almeno due librerie o fumetterie italiane. Ai giovani artisti non verrà ovviamente richiesto alcun contributo finanziario. Saranno anzi sostenute dalla casa editrice tutte le spese di viaggio, alloggio, vitto, tutoraggio e accompagnamento artistico. Per tutti i ragazzi sarà inoltre previsto, al termine della residenza artistica, un acconto sui diritti d’autore del volume di 300 euro a testa. Saranno stati selezionati 2 sceneggiatori e 6 disegnatori. Acernaia.it è felice di partecipare alla realizzazione di questo volume in collaborazione con Edizioni NPE, la SIAE ed il Ministero per i Beni e le Attività Culturali. La Villa è disponibile tutto l’anno per ritiri artistici o per corsi di formazione intensiva. Tutta la villa può essere affittata in uso esclusivo a partire da 49 euro al giorno a persona. Per informazioni, cerca scrivere in privato su Instagram o Facebook a «Acernaia».   Luogo: Villa Acernaia, Acerno (SA)
 Periodo: 14 giorni tra il 15 genn. ed il 6 febbr.
 Volume distribuito: aprile 2020 
Età minima per partecipare: 18 anni 
Iscrizione: gratuita Modalità per partecipare alla selezione
: Inviare entro e non oltre il 30 novembre 2019 una email a social[at]edizioninpe.it contenente: ◆ Scansione fronte/retro della carta di identità e del codice fiscale (o tessera sanitaria); ◆ Link al proprio sito/blog ed ai propri profili social (se vengono utilizzati a fini artistici); ◆ Una descrizione di se stessi come persone e come artisti di estensione non superiore alle 200 parole; ◆ I propri recapiti telefonici e l’indicazione della città in cui si risiede attualmente; ◆ Dichiarazione che si è disponibili a partecipare al progetto per 14 giorni consecutivi nel periodo indicato, risiedendo nella villa; ◆ Un esempio del proprio lavoro artistico (disegno, sceneggiatura, tavola a fumetti e/o colorazione), di peso non superiore ai 5 MB.

Tutti gli autori di Edizioni NPE presenti allo stand a Lucca Comics 2019!

Inserisci il codice “sketch” entro il 26 ottobre e ricevi il tuo volume sketchato direttamente a casa! Se acquisti una delle seguenti novità di Lucca Comics dal sito di Edizioni NPE entro il 26 ottobre, inserendo il codice promozionale “sketch”, riceverai direttamente a casa il tuo volume con lo sketch dell’autore. (Le spedizioni verranno evase a partire dal 7 novembre).     Alessandro Buffa, disegnatore di Charlie Chaplin – II funambolo, insieme a Emiliano Barletta (sceneggiatore del volume), presenti allo stand Edizioni NPE mercoledì 30 ottobre (mattina e pomeriggio). Nino Cammarata, disegnatore di H.P. Lovecraft: La tomba, presente allo stand Edizioni NPE venerdì 1 novembre (pomeriggio) e sabato 2 novembre (mattina).     Nicola Pesce, autore del romanzo Le Cose come Stanno, sarà presente allo stand Edizioni NPE tutti i giorni della fiera (da venerdì a domenica solo il pomeriggio dopo le 17,00). Miguel Ángel Martín, autore di Life Fading and The Space Between, sarà presente allo stand Edizioni NPE tutti i giorni della fiera.     Ivo Milazzo, disegnatore di Un drago a forma di nuvola, sarà presente allo stand Edizioni NPE venerdì 1 novembre (mattina e pomeriggio) e sabato 2 novembre (mattina). Sergio Tisselli, disegnatore di Guerre di Frontiera,  sarà presente allo stand Edizioni NPE giovedì 31 ottobre (mattina e pomeriggio) e venerdì 1 novembre (mattina e pomeriggio).     Paolo D’Onofrio, autore di Nosferatu, sarà presente allo stand di Edizioni NPE mercoledì 30 ottobre (pomeriggio). Il team di Imaginary Travel, autori di I luoghi di Lovecraft,  saranno presente allo stand Edizioni NPE domenica 3 novembre ( mattina e pomeriggio). Sergio Vanello, co-autore e disegnatore di H.P. Lovecraft: La musica di Erich Zann e altri racconti (sabato 2 novembre, mattina e pomeriggio); Mattia Valentini, autore di Seven Roots Blues (sabato 2 e domenica 3 novembre, mattina e pomeriggio).  

«Voglio che sappiano che la morte sta arrivando e non potranno far nulla per fermarla», parola di John Rambo!

  Quando Sylvester Stallone interpretò per la prima volta il ruolo del veterano del Vietnam John Rambo nel film d’azione del 1982 First Blood, probabilmente non immaginava di star dando vita a uno dei personaggi più iconici e leggendari del grande schermo. A quasi quarant’anni di distanza, tutti noi spettatori abbiamo un’unica grande certezza: nulla può uccidere John Rambo! L’età e la stanchezza sembrano non essere ancora un limite per Stallone, e a undici anni dall’ultimo capitolo della saga, il 19 settembre arriva nelle sale il capitolo finale: Rambo – Last Blood. Il riferimento al primo film, nonché al romanzo di David Morrell da cui è tratto (edito in Italia da Edzioni NPE), è chiaro e diretto: nel 1982 ha avuto inizio l’esplosiva avventura di Rambo e nel 2019 si scriverà la parola fine. O almeno così dovrebbe essere! John Rambo ormai è vecchio, stanco e soprattutto in pensione, a godersi la tranquillità del ranch in cui si è ritirato; ma si sa, quando qualcuno tocca le persone a lui care, non c’è modo di uscire da uno scontro diretto con lui con tutte le parti del corpo ancora al loro posto. Così, quando la figlia di una sua cara amica viene rapita da una banda di messicani coinvolta nel commercio sessuale di ragazze nelle zone dell’Est, John Rambo torna a essere il soldato inarrestabile che abbiamo conosciuto nei film precedenti. Il legame tra Rambo e Stallone sembra inscindibile, nonostante cinque film e un immaginario radicato nella cultura action, ma non sempre è stato così. È difficile immaginare qualcun altro che indossa la famosa fascia di John Rambo, ma Sylvester Stallone non fu la prima scelta per il ruolo. Secondo Stallone, Robert De Niro, Al Pacino, Paul Newman, Robert Redford, Burt Reynolds e altri ancora, erano tutti già tutti stati considerati prima di lui. Il motivo di tanti nomi illustri è la travagliata storia che ha avuto il film prima di giungere alla sua definitiva produzione. First Blood fu rimbalzato a Hollywood per così tanto tempo, che quando a Stallone fu proposto il ruolo, pensava fosse un progetto fin troppo disorganizzato e destinato a finire nel dimenticatoio delle storie mai portate sul grande schermo. Ma Stallone aveva bisogno di un riscatto; dopo il successo mondiale di Rocky e i flop di un paio di pellicole (F.I.S.T., Taverna Paradiso), Sly temeva di essere ricordato solo per il ruolo del pugile di Philadelphia. Era alla ricerca del film che gli facesse fare il grande salto; doveva dare svolta alla sua carriera, e si interessò a Rambo personalmente. Infatti, accettò il ruolo dopo varie trattative, ma con la condizione di poter modificare la sceneggiatura e riscrivere parte della personalità del personaggio. Così, quando iniziarono le riprese, First Blood aveva subito ben 28 revisioni, diventando una storia particolarmente diversa rispetto a quella raccontata da David Morrell nel romanzo Le differenze tra il libro e il film La storia del veterano della guerra del Vietnam John Rambo è stata raccontata per la prima volta nel romanzo di debutto di David Morrell nel 1972 First Blood, un grande successo per l’autore canadese che è stato tradotto e pubblicato in ben 26 lingue diverse. L’edizione italiana è curata e pubblicata da Edizioni NPE, con una nuova traduzione da parte di Luigi Formola, diversa e aggiornata rispetto alle precedenti edizioni. Fino ad oggi, il libro non è mai andato fuori stampa, rimanendo popolare tra lettori e colleghi scrittori (Stephen King lo ha usato come uno dei suoi testi fondamentali mentre insegnava scrittura creativa all’Università del Maine), sebbene la versione cinematografica di First Blood, come già accennato, ha preso […]

Chi è il Collezionista?

A poche settimane dal lancio de Il Collezionista – edizione integrale, sesta e tra le più attese uscite della collana “Sergio Toppi”, che Edizioni NPE proporrà per la prima volta in versione “Omnibus”, scopriamo qualcosa in più su una delle saghe più amate del Maestro dei Maestri. Ce ne parla Luca Franceschini, giovane sceneggiatore, scrittore e grande appassionato e studioso dell’opera di Toppi.   Chi è il Collezionista? Il Collezionista rappresenta un unicum nella produzione di Sergio Toppi, perché è il primo e unico personaggio “seriale” in mezzo alla sua vastissima produzione. Appare infatti in ben 5 avventure edite per la prima volta a partire dal 1982 sulla rivista L’Eternauta, e può, e probabilmente deve, essere considerata una vera e propria opera d’arte seriale. Da intendere sia come “opera d’arte” seriale che come opera di “arte seriale”. Ma chi è questo Collezionista? È una figura mitica e mistica, che ci viene presentata come un ricercatore di oggetti strani, curiosi e leggendari, ma soprattutto di oggetti che abbiano una storia. Al Collezionista è questo che interessa: le storie degli oggetti, le storie degli uomini, la storia dei popoli, la Storia. Da tutte queste dinamiche miscelate insieme si ottiene la storia del Collezionista, la narrazione della ricerca e del recupero di questi oggetti che si finalizza nell’intreccio di tutte queste storie. Nel corso delle sue ricerche il Collezionista si muove in una dimensione onirico-storica. Sospesa e crepuscolare eppure con precisi agganci geografici e storici. È una dimensione surreale e iper-reale allo stesso tempo, plasmata della sua stessa materia: la materia dell’avventura. Il Collezionista si muove stando fermo, guida gli accadimenti anche quando non si vede, si caccia in situazioni rischiose e senza uscita da cui riesce a cavarsi d’impaccio quasi come se nulla fosse. Con eleganza, educazione, stile. Con la semplicità di chi è un passo sempre avanti a tutti, lettore compreso. Il Collezionista si muove nelle tavole di Toppi essendone parte integrante compiacendosi della sua presenza. È un attore sempre nell’inquadratura migliore che gioca con la telecamera, un attore che sa di essere l’unico protagonista indiscusso del film, un film che si regge sulle sue improvvisazioni, che lui ha già deciso, ma che non ha ancora svelato a nessun altro. Il Collezionista non si distacca mai dal suo cappello, parte inscindibile della sua silhouette. Lo vediamo in posa eppure lo immaginiamo muoversi dinoccolato in luoghi e situazioni selvagge e sperdute, sempre impeccabile nel suo completo scuro. Il Collezionista è l’autore stesso che ci racconta una nuova declinazione dell’avventura e della Storia. Ma ci dice la verità? O la sacrifica nel nome della narrazione? Non importa saperlo, ciò che conta è che la verità del Collezionista è la verità delle storie, è l’autenticità della narrazione avventurosa, non la veridicità o l’aderenza storica. Il Collezionista porta sempre dei curiosi baffetti sopra un sorrisetto malizioso che ben si adatta ad ogni situazione. Ha due ciuffi di capelli ricurvi e simmetrici che gli conferiscono un’aria quasi mefistofelica ma che fanno anche da contraltare alle scarpe dalla punta arcuata e agli affusolati pantaloni scampanati. Il Collezionista è un uomo? Un’entità? Una creatura di fantasia? O la fantasia stessa con la cravatta? Ma insomma! Alla fine allora chi è questo Collezionista? Di sicuro è un tipo che la sa lunga. Di sicuro è la quintessenza del tratto e del segno dell’autore. Ne è diretta emanazione come forse nessuna altra opera della sua produzione. Ne porta le caratteristiche principi quali la verticalità in primis, vero e proprio marchio di fabbrica. Ma non solo, anche la manipolazione della densità del tratto con la quale crea superfici, volumi e ambienti, […]

“Un Drago a forma di Nuvola” diventa un film: “Il Materiale Emotivo”

A ottobre Edizioni NPE – la casa editrice del fumetto d’autore – pubblicherà il graphic novel Un Drago a forma di Nuvola, scritto dal regista Ettore Scola (C’eravamo tanto amati, I nuovi mostri, Una giornata particolare, Brutti sporchi e cattivi) e disegnato da Ivo Milazzo (creatore del personaggio cult a fumetti «Ken Parker»). Dal fumetto nascerà un film, diretto ed interpretato da Sergio Castellitto, che proprio in questi giorni sta iniziando a Cinecittà le riprese del film, intitolato Il Materiale Emotivo. Dopo averne firmato la sceneggiatura con Margaret Mazzantini, Castellitto dirigerà ed interpreterà la pellicola, che vede nel cast anche Bérénice Bejo e Matilda De Angelis. Prodotto da Rodeo Drive insieme a Mon Voisin Productions, Rai Cinema, Tikkun Productions, con il sostegno di Eurimages, è la storia di Pierre, un libraio antiquario parigino la cui vita ruota intorno all’amore per i volumi rari e per la figlia paraplegica. La routine quotidiana verrà spezzata quando l’uomo incontrerà una giovane donna esuberante e solare. Lo stesso maestro Milazzo, in una sua recente intervista, descrive la genesi di questo incredibile sodalizio artistico nato con l’indimenticato regista originario di Trevico: …Lo scorrere del tempo e il susseguirsi di alcuni avvenimenti mi hanno permesso di comprendere ad un certo momento quanto realizzare avventure a fumetti di prodotti seriali fosse divenuto un limite che penalizzava un innato desiderio di libertà e un’insaziabile curiosità verso nuovi incontri e nuovi progetti. Il rischio di un mancato cambiamento è quello di cadere nell’abitudine ripetitiva di qualcosa che oramai si conosce a memoria, trascurando il desiderio di ricerca interiore che dovrebbe avere chiunque abbia ricevuto dalla natura la ricchezza di un talento specifico nell’espressione creativa o artistica. Sull’argomento ognuno può decidere solo autonomamente secondo la propria coscienza o le esigenze della vita che ha scelto. E le scelte non sono sempre semplici. In modo particolare quelle più in armonia con la nostra essenza individuale. Nell’intraprendere un diverso cammino di attesa e di scoperta, ho potuto imbattermi in persone interessanti e sperimentare argomenti di grande fascino, comunque istruttivi nella loro estraneità con il pregresso. Tra i momenti di questo itinerario rimane singolare l’occasione che mi ha permesso di fare la conoscenza del regista Ettore Scola e di collaborare inaspettatamente a un graphic-novel tratto da una sua pellicola non realizzata. Insieme al cinema americano, quello italiano ha riempito il mio immaginario grazie ai film di Rossellini, Fellini, Risi, De Sica e Monicelli. Ma certamente le pellicole di Scola riuscivano ad entrami dentro in maniera unica per l’eccezionale capacità comunicativa e visiva, come ad esempio Una giornata particolare. Poter entrare in contatto con una persona di grande cultura, umanità ed empatia sino a stringere addirittura un’amicizia, troppo breve per la sua improvvisa scomparsa, è stato un regalo veramente prezioso della vita. Tutto è avvenuto per fortuite coincidenze di rappresentanza dell’agente e amico Tommaso D’Alessandro. In sostanza Tommaso aveva scoperto l’esistenza di due film non realizzati da Scola durante il precedente accordo con Medusa e nel giro di pochi giorni organizzò un incontro nella casa romana del regista. La simpatia tra noi fu immediata sin dal primo momento, favorita anche dall’amichevole ospitalità della moglie Gigliola, come se la nostra fosse una conoscenza scandita da tempo. Ettore amava molto i fumetti, soprattutto quelli francesi, per la predisposizione nel disegno che aveva esercitato da giovane per la rivista satirica «Marco Aurelio», insieme all’amico Federico Fellini. Naturalmente conosceva bene anche i miei lavori e così, dopo un fitto confronto e poco prima di salutarci, mi consegnò i due copioni da leggere a casa con tranquillità per una prima scelta. Tornando verso la mia residenza ligure, sul treno ripensai con meravigliato piacere al pomeriggio appena trascorso […]

Il gatto è in tavola, signor lettore! di Paolo Di Orazio

In attesa dell’uscita di The Black Cat, splendido adattamento a fumetti del celebre racconto di Edgar Allan Poe ad opera di Nino Cammarata, Edizioni NPE ha il piacere di condividere con voi lettori un estratto della incredibile prefazione al volume a firma del re del brivido Paolo Di Orazio. Buona lettura!   Per alcuni autori e lettori di fumetti e narrativa horror, la conoscenza, la passione per un titano iniziatico della letteratura gotica, del terrore e dell’inverosimile (e si sostiene anche della psicoanalisi) quale Edgar Allan Poe (Boston, 1809 – Baltimora, 1849) tutt’oggi rappresenta e incarna, forse iniziano proprio con le riduzioni sceneggiate e disegnate delle antologie mondadoriane Le spiacevoli notti di Zio Tibia, Mezzanotte con Zio Tibia e Zio Tibia colpisce ancora, pubblicate tra il luglio 1969 e il maggio 1972, mentre Kriminal e Satanik già infestavano le edicole indignando i padri fondatori della morale del nostro amato Paese. Un paese dalle contraddizioni così mostruose nei suoi atti storico politici da non aver mai potuto accettare la metafora irradiata dall’immaginario horror. Fra gli episodi proposti, tornando a Poe in formato fumetto, Una storia dettata dal cuore, Una botte di vino pregiato (ovvero Il barile di Amontillado) entrambi sceneggiati da Archie Goodwin e disegnati da Reed Crandall quasi in stile acquaforte; il magnifico, psichedelico e angosciante La rovina della casa degli Usher e il super-gore La maschera della morte rossa, entrambi testo e disegni del leggendario e materico Tom Sutton; il perverso Berenice (testi Archie Goodwin, disegni plumbei di Jerry Grandenetti), poesia pura in tanato-sofia pseudo-forense. Provenienti dal leggendario mensile americano «Creepy» (Warren Publishing), fondato negli anni Sessanta dall’illuminato editore James Warren, che dette al fumetto horror il formato rivista (21x28cm) per aggirare i tentacoli censòri della Comics Code Authority contro i comic-book pulp e del terrore, i suddetti titoli godono di multipla natura. La principale è quella di essere il racconto a fumetti perfetto, a prescindere da Poe, a prescindere dall’horror; la non del tutto secondaria è quella di riassumere una meta-scuola di come si può ridurre un classico della letteratura moderna senza perdere le sfumature, le molecole dell’impianto originale in prosa mettendolo su tavola con didascalie, inquadrature, movimento e dialoghi (e, per i più arditi, come vedrete subito dopo questa chiacchierata, fare della tavola stessa una semi-animazione narrante al di là della funzione del testo). Chiaramente, l’aspetto introspettivo psicologico che nelle opere di Edgar Allan Poe è il vento maestro della scansione narrativa, per ragioni ovvie, lo si ritrova compresso in piccoli spazi dalla necessità primaria della tecnica sequenziale di sviluppare fatti e azioni in pochissime tavole, fra le otto e le dodici (sempre nel caso delle riduzioni pubblicate su «Creepy»). Ed è questo il timore e il motivo per cui molti autori (e lettori) evitano l’approccio con tali esperimenti di trasposizione. La paura di tradire l’origine letteraria e non saper ritrovarne il sapore. Addirittura, atterriti dalla fatale possibilità di perdere la magia primitiva del racconto. Quando è palese, inevitabile che due macchine mediatiche diverse di una stessa storia non potranno mai riflettere integralmente l’una le caratteristiche dell’altra. È come cercare corrispondenze esatte di forma e sostanza tra il bruco e la farfalla, tra il ghiaccio e l’acqua in cui si scioglierà, tra la versione infantile e quella adulta di una stessa persona. Eppure… eppure non è impossibile. Come nel caso di questo libro. Ma non affrettiamoci. Il gatto di Nino Cammarata può attendere ancora un minuto, dietro il muro. Tornando alla trilogia di Zio Tibia, oggi recuperabile sui mercatini online e nelle fiere, oppure ristampato e riscritto in un formato più ampio, proprio Il Gatto nero manca […]

Dino Battaglia: un Maestro al servizio dei fan

Erasmo Frascaroli, grande amico di Edizioni NPE, nonché collezionista e cultore del mondo del fumetto e della storia dei Maestri della Nona Arte Italiana, ci racconta un suo personalissimo aneddoto sul grande Dino Battaglia, che testimonia la sua profonda umanità e disponibilità. L’essere così vicino agli appassionati lettori rappresentava quel tocco in più che ha permesso a questi grandi colossi del Fumetto (proverbiale era anche l’estrema gentilezza e umiltà di Sergio Toppi) di diventare oggi leggende ed esempi – non solo artisticamente parlando – per le nuove generazioni di artisti. La redazione di Edizioni NPE vuole condividere con voi questo bel ricordo, per rievocare e riapprezzare la Golden Age del fumetto italiano, fatta di artisti inarrivabili ma soprattutto di grandi uomini. Come il nostro Dino Battaglia. Una spettacolare sequenza tratta da I delitti della Fenice, settima uscita della collana “Dino Battaglia” …Quel che può interessare di questo ricordo è soprattutto la spassionata disponibilità e gentilezza di Dino Battaglia, verso chiunque gli chiedesse consiglio; io sono stato uno tra quei “chiunque”. Sono nato nel ’49, e non sono sicuro se ho cominciato prima a parlare, prima a leggere fumetti o prima a disegnare. Tant’è che mi è rimasto un bel bagaglio di ricordi sul tema del fumetto. Come lettore e collezionista sono stato uno dei più duri; valigie piene di Intrepido, Monello e Tex date alle fiamme per punizione, perché i fumetti fanno male ed io esageravo. Ma ripartivo come niente fosse. E poi il disegno, il mio. No, quello non me lo toccavano, fortunatamente era sacro. Deve essere stato nel 1976, non prima, a Lucca o a Treviso non ricordo bene, che l’ho incontrato. Quegli anni battevo i due più grandi avvenimenti fumettistici con costanza. C’era una presentazione delle opere di Battaglia in una sala conferenze con la presenza dell’Autore. Ammiravo da tempo la sua opera magistrale, cosicché cavalcavo sulle nuvole ascoltando la sua relazione. Una tavola spettacolare di Dino Battaglia tratta da La mummia (Edizioni NPE, 2017) Finita la conferenza diede disponibilità a chiunque volesse chiedergli consigli. Seppur con gran timidezza, mi feci coraggio per chiedergli cosa fare per intraprendere una carriera come la sua. Grande fu la sua disponibilità ed attenzione mentre mi parlava; tra le tante cose che mi disse mi suggerì anche di mandargli delle immagini di miei disegni per un suo giudizio. Cosa che feci senza indugio. Il suo giudizio fu lusinghiero (ho ancora la sua lettera!), cosa che mi mise parecchio in crisi nel prendere una decisione sul mio futuro. Già da un po’ di anni lavoravo infatti a uno dei sogni della mia vita, maturato assieme a quello del fumettista sin dalla giovine età: quella di diventare un cartografo aerofotogrammeta, sogno sfociato poi in quello di geomatico. Una vita d’avventura, basata sui disegni, sui numeri e sulla precisione, il mondo visto e riprodotto dall’alto senza le nuvole. Poco dopo comparve infatti la grande occasione di lavorare nel mondo della fotogrammetria. E fu così che non cambiai progetto, senza rimpianti; anzi, con un unico rimpianto: non poter avere una vita ancora da spendere in una carriera da fumettista. Il fatto che mi riempì di emozione fu un giorno di pochi anni dopo in cui, sfogliando un mensile – AlterLinus o AlterAlter credo – mi imbattei nella prima tavola di un racconto di Battaglia. Per la precisione era la tavola di una storia dal titolo La Signorina Fifì. Ebbene, il Maestro mi aveva omaggiato ispirandosi proprio ad uno di quei disegni che gli avevo spedito: la vista dall’alto di una cittadina medievale francese che avevo visitato e disegnato nel ’71, Perouges, vicino a Lione. E lui se […]

James Wan – da Saw e Insidious al Conjuring Universe e Aquaman: intervista agli autori

La redazione di Edizioni NPE ha intervistato Nico Parente ed Edoardo Trevisani, autori del primo saggio italiano dedicato al regista del momento. Perché dedicare un volume a James Wan? NP «Anzitutto perché ingiustamente mancava, poi perché Wan è uno degli ultimi artigiani prestati alle nuove frontiere dell’horror. Non ha mai celato, d’altronde, i suoi riferimenti principali, tutti grandi maestri del genere: da Carpenter a Hooper sino al nostro Argento. È proprio questo suo stretto legame col cinema che più amo che mi ha convinto a fare dei suoi lavori oggetto di studio». ET «Perché Wan è uno degli autori più importanti nel panorama horror odierno, ha la capacità di far convivere la sua predilezione per il cinema indipendente con le prerogative dell’odierna industria cinematografica. È un personaggio unico e il suo lavoro merita uno sguardo più approfondito». Come avete strutturato il lavoro? NP «Essendo quella di Wan una filmografia, seppur concentrata in pochi titoli, molto vasta grazie a sequel, spin-off e via dicendo, siamo partiti da una suddivisione dei titoli da analizzare sulla base dei propri gusti personali e da lì abbiamo dato vita a un volume, involontariamente, omogeneo». ET «Si è trattato di individuare gli elementi chiave della cinematografia di Wan e una volta fatto è venuto fuori un percorso che attraversa tutto il suo universo creativo. Si tratta di un viaggio nel quale si incontrano figure come Leigh Whannell, che è stato uno dei collaboratori più importanti di Wan, o presenze inquietanti come la bambola Annabelle e John Kramer». James Wan ha dato vita a un vero e proprio “Universo del Terrore”. Viene trattato anche l’intero The Conjuring Universe nel vostro lavoro? NP «Assolutamente sì. Pur essendo il “The Conjuring Universe” un mondo che vede Wan impegnato soprattutto, oltre che come autore, in qualità di supervisore, non potevamo certamente eludere il “The Conjuring Universe” dall’analisi. È un’operazione affascinante, che vede diversi validi nomi, come ad esempio Gary Dauberman, gravitare attorno a Wan. Personalmente ho anche avuto l’opportunità di visitare il set di The Nun, ovviamente tutto riportato all’interno del volume, e devo ammettere che il “The Conjuring Universe” è un mondo, un universo meglio, talmente oscuro e intrigante del quale credo non ci libereremo molto facilmente. E non solo per esigenze di mercato». ET “The Conjuring Universe” è un vero e proprio fenomeno cinematografico, ogni film sbanca puntualmente il botteghino e allo stesso tempo esplora le nostre paure e le nostre inquietudini. Si tratta di un universo in un certo modo antologico, nel senso che racchiude diverse tematiche care all’horror classico, come le case stregate, le possessioni diaboliche, le bambole viventi e le ripropone in un’ottica nuova, sconcertante. Wan in questo modo ci ricorda che le buone storie funzionano sempre e che quelle dell’orrore, in particolare, non smetteranno mai di parlarci di noi stessi. Che ci piaccia o no».   Avete provato a coinvolgere Wan nel progetto? NP «Certamente i tentativi non sono mancati, ma Wan è ormai una macchina inarrestabile e un vero e proprio “fenomeno” sulla scena. Poter ottenere un’intervista per il libro avrebbe comportato ritardi assurdi, senza poi magari ricavarne molto. Avrebbe certamente impreziosito il lavoro, ma devo ammettere che l’assenza di Wan dal volume ha certamente reso più obiettiva l’analisi. In compenso ha commentato, piacevolmente sorpreso, la cover del volume sui nostri social». ET «Mentre eravamo alle prese con il libro, era impegnato in diversi progetti, questo lo avrà reso più irreperibile del solito. Ma chissà, magari in futuro avremo modo di farci raccontare qualcosa, del resto non sembra abbia nessuna voglia di fermarsi, né come regista né come produttore!». Wan è ormai un […]