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«Voglio che sappiano che la morte sta arrivando e non potranno far nulla per fermarla», parola di John Rambo!

  Quando Sylvester Stallone interpretò per la prima volta il ruolo del veterano del Vietnam John Rambo nel film d’azione del 1982 First Blood, probabilmente non immaginava di star dando vita a uno dei personaggi più iconici e leggendari del grande schermo. A quasi quarant’anni di distanza, tutti noi spettatori abbiamo un’unica grande certezza: nulla può uccidere John Rambo! L’età e la stanchezza sembrano non essere ancora un limite per Stallone, e a undici anni dall’ultimo capitolo della saga, il 19 settembre arriva nelle sale il capitolo finale: Rambo – Last Blood. Il riferimento al primo film, nonché al romanzo di David Morrell da cui è tratto (edito in Italia da Edzioni NPE), è chiaro e diretto: nel 1982 ha avuto inizio l’esplosiva avventura di Rambo e nel 2019 si scriverà la parola fine. O almeno così dovrebbe essere! John Rambo ormai è vecchio, stanco e soprattutto in pensione, a godersi la tranquillità del ranch in cui si è ritirato; ma si sa, quando qualcuno tocca le persone a lui care, non c’è modo di uscire da uno scontro diretto con lui con tutte le parti del corpo ancora al loro posto. Così, quando la figlia di una sua cara amica viene rapita da una banda di messicani coinvolta nel commercio sessuale di ragazze nelle zone dell’Est, John Rambo torna a essere il soldato inarrestabile che abbiamo conosciuto nei film precedenti. Il legame tra Rambo e Stallone sembra inscindibile, nonostante cinque film e un immaginario radicato nella cultura action, ma non sempre è stato così. È difficile immaginare qualcun altro che indossa la famosa fascia di John Rambo, ma Sylvester Stallone non fu la prima scelta per il ruolo. Secondo Stallone, Robert De Niro, Al Pacino, Paul Newman, Robert Redford, Burt Reynolds e altri ancora, erano tutti già tutti stati considerati prima di lui. Il motivo di tanti nomi illustri è la travagliata storia che ha avuto il film prima di giungere alla sua definitiva produzione. First Blood fu rimbalzato a Hollywood per così tanto tempo, che quando a Stallone fu proposto il ruolo, pensava fosse un progetto fin troppo disorganizzato e destinato a finire nel dimenticatoio delle storie mai portate sul grande schermo. Ma Stallone aveva bisogno di un riscatto; dopo il successo mondiale di Rocky e i flop di un paio di pellicole (F.I.S.T., Taverna Paradiso), Sly temeva di essere ricordato solo per il ruolo del pugile di Philadelphia. Era alla ricerca del film che gli facesse fare il grande salto; doveva dare svolta alla sua carriera, e si interessò a Rambo personalmente. Infatti, accettò il ruolo dopo varie trattative, ma con la condizione di poter modificare la sceneggiatura e riscrivere parte della personalità del personaggio. Così, quando iniziarono le riprese, First Blood aveva subito ben 28 revisioni, diventando una storia particolarmente diversa rispetto a quella raccontata da David Morrell nel romanzo Le differenze tra il libro e il film La storia del veterano della guerra del Vietnam John Rambo è stata raccontata per la prima volta nel romanzo di debutto di David Morrell nel 1972 First Blood, un grande successo per l’autore canadese che è stato tradotto e pubblicato in ben 26 lingue diverse. L’edizione italiana è curata e pubblicata da Edizioni NPE, con una nuova traduzione da parte di Luigi Formola, diversa e aggiornata rispetto alle precedenti edizioni. Fino ad oggi, il libro non è mai andato fuori stampa, rimanendo popolare tra lettori e colleghi scrittori (Stephen King lo ha usato come uno dei suoi testi fondamentali mentre insegnava scrittura creativa all’Università del Maine), sebbene la versione cinematografica di First Blood, come già accennato, ha preso […]

Chi è il Collezionista?

A poche settimane dal lancio de Il Collezionista – edizione integrale, sesta e tra le più attese uscite della collana “Sergio Toppi”, che Edizioni NPE proporrà per la prima volta in versione “Omnibus”, scopriamo qualcosa in più su una delle saghe più amate del Maestro dei Maestri. Ce ne parla Luca Franceschini, giovane sceneggiatore, scrittore e grande appassionato e studioso dell’opera di Toppi.   Chi è il Collezionista? Il Collezionista rappresenta un unicum nella produzione di Sergio Toppi, perché è il primo e unico personaggio “seriale” in mezzo alla sua vastissima produzione. Appare infatti in ben 5 avventure edite per la prima volta a partire dal 1982 sulla rivista L’Eternauta, e può, e probabilmente deve, essere considerata una vera e propria opera d’arte seriale. Da intendere sia come “opera d’arte” seriale che come opera di “arte seriale”. Ma chi è questo Collezionista? È una figura mitica e mistica, che ci viene presentata come un ricercatore di oggetti strani, curiosi e leggendari, ma soprattutto di oggetti che abbiano una storia. Al Collezionista è questo che interessa: le storie degli oggetti, le storie degli uomini, la storia dei popoli, la Storia. Da tutte queste dinamiche miscelate insieme si ottiene la storia del Collezionista, la narrazione della ricerca e del recupero di questi oggetti che si finalizza nell’intreccio di tutte queste storie. Nel corso delle sue ricerche il Collezionista si muove in una dimensione onirico-storica. Sospesa e crepuscolare eppure con precisi agganci geografici e storici. È una dimensione surreale e iper-reale allo stesso tempo, plasmata della sua stessa materia: la materia dell’avventura. Il Collezionista si muove stando fermo, guida gli accadimenti anche quando non si vede, si caccia in situazioni rischiose e senza uscita da cui riesce a cavarsi d’impaccio quasi come se nulla fosse. Con eleganza, educazione, stile. Con la semplicità di chi è un passo sempre avanti a tutti, lettore compreso. Il Collezionista si muove nelle tavole di Toppi essendone parte integrante compiacendosi della sua presenza. È un attore sempre nell’inquadratura migliore che gioca con la telecamera, un attore che sa di essere l’unico protagonista indiscusso del film, un film che si regge sulle sue improvvisazioni, che lui ha già deciso, ma che non ha ancora svelato a nessun altro. Il Collezionista non si distacca mai dal suo cappello, parte inscindibile della sua silhouette. Lo vediamo in posa eppure lo immaginiamo muoversi dinoccolato in luoghi e situazioni selvagge e sperdute, sempre impeccabile nel suo completo scuro. Il Collezionista è l’autore stesso che ci racconta una nuova declinazione dell’avventura e della Storia. Ma ci dice la verità? O la sacrifica nel nome della narrazione? Non importa saperlo, ciò che conta è che la verità del Collezionista è la verità delle storie, è l’autenticità della narrazione avventurosa, non la veridicità o l’aderenza storica. Il Collezionista porta sempre dei curiosi baffetti sopra un sorrisetto malizioso che ben si adatta ad ogni situazione. Ha due ciuffi di capelli ricurvi e simmetrici che gli conferiscono un’aria quasi mefistofelica ma che fanno anche da contraltare alle scarpe dalla punta arcuata e agli affusolati pantaloni scampanati. Il Collezionista è un uomo? Un’entità? Una creatura di fantasia? O la fantasia stessa con la cravatta? Ma insomma! Alla fine allora chi è questo Collezionista? Di sicuro è un tipo che la sa lunga. Di sicuro è la quintessenza del tratto e del segno dell’autore. Ne è diretta emanazione come forse nessuna altra opera della sua produzione. Ne porta le caratteristiche principi quali la verticalità in primis, vero e proprio marchio di fabbrica. Ma non solo, anche la manipolazione della densità del tratto con la quale crea superfici, volumi e ambienti, […]

“Un Drago a forma di Nuvola” diventa un film: “Il Materiale Emotivo”

A ottobre Edizioni NPE – la casa editrice del fumetto d’autore – pubblicherà il graphic novel Un Drago a forma di Nuvola, scritto dal regista Ettore Scola (C’eravamo tanto amati, I nuovi mostri, Una giornata particolare, Brutti sporchi e cattivi) e disegnato da Ivo Milazzo (creatore del personaggio cult a fumetti «Ken Parker»). Dal fumetto nascerà un film, diretto ed interpretato da Sergio Castellitto, che proprio in questi giorni sta iniziando a Cinecittà le riprese del film, intitolato Il Materiale Emotivo. Dopo averne firmato la sceneggiatura con Margaret Mazzantini, Castellitto dirigerà ed interpreterà la pellicola, che vede nel cast anche Bérénice Bejo e Matilda De Angelis. Prodotto da Rodeo Drive insieme a Mon Voisin Productions, Rai Cinema, Tikkun Productions, con il sostegno di Eurimages, è la storia di Pierre, un libraio antiquario parigino la cui vita ruota intorno all’amore per i volumi rari e per la figlia paraplegica. La routine quotidiana verrà spezzata quando l’uomo incontrerà una giovane donna esuberante e solare. Lo stesso maestro Milazzo, in una sua recente intervista, descrive la genesi di questo incredibile sodalizio artistico nato con l’indimenticato regista originario di Trevico: …Lo scorrere del tempo e il susseguirsi di alcuni avvenimenti mi hanno permesso di comprendere ad un certo momento quanto realizzare avventure a fumetti di prodotti seriali fosse divenuto un limite che penalizzava un innato desiderio di libertà e un’insaziabile curiosità verso nuovi incontri e nuovi progetti. Il rischio di un mancato cambiamento è quello di cadere nell’abitudine ripetitiva di qualcosa che oramai si conosce a memoria, trascurando il desiderio di ricerca interiore che dovrebbe avere chiunque abbia ricevuto dalla natura la ricchezza di un talento specifico nell’espressione creativa o artistica. Sull’argomento ognuno può decidere solo autonomamente secondo la propria coscienza o le esigenze della vita che ha scelto. E le scelte non sono sempre semplici. In modo particolare quelle più in armonia con la nostra essenza individuale. Nell’intraprendere un diverso cammino di attesa e di scoperta, ho potuto imbattermi in persone interessanti e sperimentare argomenti di grande fascino, comunque istruttivi nella loro estraneità con il pregresso. Tra i momenti di questo itinerario rimane singolare l’occasione che mi ha permesso di fare la conoscenza del regista Ettore Scola e di collaborare inaspettatamente a un graphic-novel tratto da una sua pellicola non realizzata. Insieme al cinema americano, quello italiano ha riempito il mio immaginario grazie ai film di Rossellini, Fellini, Risi, De Sica e Monicelli. Ma certamente le pellicole di Scola riuscivano ad entrami dentro in maniera unica per l’eccezionale capacità comunicativa e visiva, come ad esempio Una giornata particolare. Poter entrare in contatto con una persona di grande cultura, umanità ed empatia sino a stringere addirittura un’amicizia, troppo breve per la sua improvvisa scomparsa, è stato un regalo veramente prezioso della vita. Tutto è avvenuto per fortuite coincidenze di rappresentanza dell’agente e amico Tommaso D’Alessandro. In sostanza Tommaso aveva scoperto l’esistenza di due film non realizzati da Scola durante il precedente accordo con Medusa e nel giro di pochi giorni organizzò un incontro nella casa romana del regista. La simpatia tra noi fu immediata sin dal primo momento, favorita anche dall’amichevole ospitalità della moglie Gigliola, come se la nostra fosse una conoscenza scandita da tempo. Ettore amava molto i fumetti, soprattutto quelli francesi, per la predisposizione nel disegno che aveva esercitato da giovane per la rivista satirica «Marco Aurelio», insieme all’amico Federico Fellini. Naturalmente conosceva bene anche i miei lavori e così, dopo un fitto confronto e poco prima di salutarci, mi consegnò i due copioni da leggere a casa con tranquillità per una prima scelta. Tornando verso la mia residenza ligure, sul treno ripensai con meravigliato piacere al pomeriggio appena trascorso […]

Il gatto è in tavola, signor lettore! di Paolo Di Orazio

In attesa dell’uscita di The Black Cat, splendido adattamento a fumetti del celebre racconto di Edgar Allan Poe ad opera di Nino Cammarata, Edizioni NPE ha il piacere di condividere con voi lettori un estratto della incredibile prefazione al volume a firma del re del brivido Paolo Di Orazio. Buona lettura!   Per alcuni autori e lettori di fumetti e narrativa horror, la conoscenza, la passione per un titano iniziatico della letteratura gotica, del terrore e dell’inverosimile (e si sostiene anche della psicoanalisi) quale Edgar Allan Poe (Boston, 1809 – Baltimora, 1849) tutt’oggi rappresenta e incarna, forse iniziano proprio con le riduzioni sceneggiate e disegnate delle antologie mondadoriane Le spiacevoli notti di Zio Tibia, Mezzanotte con Zio Tibia e Zio Tibia colpisce ancora, pubblicate tra il luglio 1969 e il maggio 1972, mentre Kriminal e Satanik già infestavano le edicole indignando i padri fondatori della morale del nostro amato Paese. Un paese dalle contraddizioni così mostruose nei suoi atti storico politici da non aver mai potuto accettare la metafora irradiata dall’immaginario horror. Fra gli episodi proposti, tornando a Poe in formato fumetto, Una storia dettata dal cuore, Una botte di vino pregiato (ovvero Il barile di Amontillado) entrambi sceneggiati da Archie Goodwin e disegnati da Reed Crandall quasi in stile acquaforte; il magnifico, psichedelico e angosciante La rovina della casa degli Usher e il super-gore La maschera della morte rossa, entrambi testo e disegni del leggendario e materico Tom Sutton; il perverso Berenice (testi Archie Goodwin, disegni plumbei di Jerry Grandenetti), poesia pura in tanato-sofia pseudo-forense. Provenienti dal leggendario mensile americano «Creepy» (Warren Publishing), fondato negli anni Sessanta dall’illuminato editore James Warren, che dette al fumetto horror il formato rivista (21x28cm) per aggirare i tentacoli censòri della Comics Code Authority contro i comic-book pulp e del terrore, i suddetti titoli godono di multipla natura. La principale è quella di essere il racconto a fumetti perfetto, a prescindere da Poe, a prescindere dall’horror; la non del tutto secondaria è quella di riassumere una meta-scuola di come si può ridurre un classico della letteratura moderna senza perdere le sfumature, le molecole dell’impianto originale in prosa mettendolo su tavola con didascalie, inquadrature, movimento e dialoghi (e, per i più arditi, come vedrete subito dopo questa chiacchierata, fare della tavola stessa una semi-animazione narrante al di là della funzione del testo). Chiaramente, l’aspetto introspettivo psicologico che nelle opere di Edgar Allan Poe è il vento maestro della scansione narrativa, per ragioni ovvie, lo si ritrova compresso in piccoli spazi dalla necessità primaria della tecnica sequenziale di sviluppare fatti e azioni in pochissime tavole, fra le otto e le dodici (sempre nel caso delle riduzioni pubblicate su «Creepy»). Ed è questo il timore e il motivo per cui molti autori (e lettori) evitano l’approccio con tali esperimenti di trasposizione. La paura di tradire l’origine letteraria e non saper ritrovarne il sapore. Addirittura, atterriti dalla fatale possibilità di perdere la magia primitiva del racconto. Quando è palese, inevitabile che due macchine mediatiche diverse di una stessa storia non potranno mai riflettere integralmente l’una le caratteristiche dell’altra. È come cercare corrispondenze esatte di forma e sostanza tra il bruco e la farfalla, tra il ghiaccio e l’acqua in cui si scioglierà, tra la versione infantile e quella adulta di una stessa persona. Eppure… eppure non è impossibile. Come nel caso di questo libro. Ma non affrettiamoci. Il gatto di Nino Cammarata può attendere ancora un minuto, dietro il muro. Tornando alla trilogia di Zio Tibia, oggi recuperabile sui mercatini online e nelle fiere, oppure ristampato e riscritto in un formato più ampio, proprio Il Gatto nero manca […]

Dino Battaglia: un Maestro al servizio dei fan

Erasmo Frascaroli, grande amico di Edizioni NPE, nonché collezionista e cultore del mondo del fumetto e della storia dei Maestri della Nona Arte Italiana, ci racconta un suo personalissimo aneddoto sul grande Dino Battaglia, che testimonia la sua profonda umanità e disponibilità. L’essere così vicino agli appassionati lettori rappresentava quel tocco in più che ha permesso a questi grandi colossi del Fumetto (proverbiale era anche l’estrema gentilezza e umiltà di Sergio Toppi) di diventare oggi leggende ed esempi – non solo artisticamente parlando – per le nuove generazioni di artisti. La redazione di Edizioni NPE vuole condividere con voi questo bel ricordo, per rievocare e riapprezzare la Golden Age del fumetto italiano, fatta di artisti inarrivabili ma soprattutto di grandi uomini. Come il nostro Dino Battaglia. Una spettacolare sequenza tratta da I delitti della Fenice, settima uscita della collana “Dino Battaglia” …Quel che può interessare di questo ricordo è soprattutto la spassionata disponibilità e gentilezza di Dino Battaglia, verso chiunque gli chiedesse consiglio; io sono stato uno tra quei “chiunque”. Sono nato nel ’49, e non sono sicuro se ho cominciato prima a parlare, prima a leggere fumetti o prima a disegnare. Tant’è che mi è rimasto un bel bagaglio di ricordi sul tema del fumetto. Come lettore e collezionista sono stato uno dei più duri; valigie piene di Intrepido, Monello e Tex date alle fiamme per punizione, perché i fumetti fanno male ed io esageravo. Ma ripartivo come niente fosse. E poi il disegno, il mio. No, quello non me lo toccavano, fortunatamente era sacro. Deve essere stato nel 1976, non prima, a Lucca o a Treviso non ricordo bene, che l’ho incontrato. Quegli anni battevo i due più grandi avvenimenti fumettistici con costanza. C’era una presentazione delle opere di Battaglia in una sala conferenze con la presenza dell’Autore. Ammiravo da tempo la sua opera magistrale, cosicché cavalcavo sulle nuvole ascoltando la sua relazione. Una tavola spettacolare di Dino Battaglia tratta da La mummia (Edizioni NPE, 2017) Finita la conferenza diede disponibilità a chiunque volesse chiedergli consigli. Seppur con gran timidezza, mi feci coraggio per chiedergli cosa fare per intraprendere una carriera come la sua. Grande fu la sua disponibilità ed attenzione mentre mi parlava; tra le tante cose che mi disse mi suggerì anche di mandargli delle immagini di miei disegni per un suo giudizio. Cosa che feci senza indugio. Il suo giudizio fu lusinghiero (ho ancora la sua lettera!), cosa che mi mise parecchio in crisi nel prendere una decisione sul mio futuro. Già da un po’ di anni lavoravo infatti a uno dei sogni della mia vita, maturato assieme a quello del fumettista sin dalla giovine età: quella di diventare un cartografo aerofotogrammeta, sogno sfociato poi in quello di geomatico. Una vita d’avventura, basata sui disegni, sui numeri e sulla precisione, il mondo visto e riprodotto dall’alto senza le nuvole. Poco dopo comparve infatti la grande occasione di lavorare nel mondo della fotogrammetria. E fu così che non cambiai progetto, senza rimpianti; anzi, con un unico rimpianto: non poter avere una vita ancora da spendere in una carriera da fumettista. Il fatto che mi riempì di emozione fu un giorno di pochi anni dopo in cui, sfogliando un mensile – AlterLinus o AlterAlter credo – mi imbattei nella prima tavola di un racconto di Battaglia. Per la precisione era la tavola di una storia dal titolo La Signorina Fifì. Ebbene, il Maestro mi aveva omaggiato ispirandosi proprio ad uno di quei disegni che gli avevo spedito: la vista dall’alto di una cittadina medievale francese che avevo visitato e disegnato nel ’71, Perouges, vicino a Lione. E lui se […]

James Wan – da Saw e Insidious al Conjuring Universe e Aquaman: intervista agli autori

La redazione di Edizioni NPE ha intervistato Nico Parente ed Edoardo Trevisani, autori del primo saggio italiano dedicato al regista del momento. Perché dedicare un volume a James Wan? NP «Anzitutto perché ingiustamente mancava, poi perché Wan è uno degli ultimi artigiani prestati alle nuove frontiere dell’horror. Non ha mai celato, d’altronde, i suoi riferimenti principali, tutti grandi maestri del genere: da Carpenter a Hooper sino al nostro Argento. È proprio questo suo stretto legame col cinema che più amo che mi ha convinto a fare dei suoi lavori oggetto di studio». ET «Perché Wan è uno degli autori più importanti nel panorama horror odierno, ha la capacità di far convivere la sua predilezione per il cinema indipendente con le prerogative dell’odierna industria cinematografica. È un personaggio unico e il suo lavoro merita uno sguardo più approfondito». Come avete strutturato il lavoro? NP «Essendo quella di Wan una filmografia, seppur concentrata in pochi titoli, molto vasta grazie a sequel, spin-off e via dicendo, siamo partiti da una suddivisione dei titoli da analizzare sulla base dei propri gusti personali e da lì abbiamo dato vita a un volume, involontariamente, omogeneo». ET «Si è trattato di individuare gli elementi chiave della cinematografia di Wan e una volta fatto è venuto fuori un percorso che attraversa tutto il suo universo creativo. Si tratta di un viaggio nel quale si incontrano figure come Leigh Whannell, che è stato uno dei collaboratori più importanti di Wan, o presenze inquietanti come la bambola Annabelle e John Kramer». James Wan ha dato vita a un vero e proprio “Universo del Terrore”. Viene trattato anche l’intero The Conjuring Universe nel vostro lavoro? NP «Assolutamente sì. Pur essendo il “The Conjuring Universe” un mondo che vede Wan impegnato soprattutto, oltre che come autore, in qualità di supervisore, non potevamo certamente eludere il “The Conjuring Universe” dall’analisi. È un’operazione affascinante, che vede diversi validi nomi, come ad esempio Gary Dauberman, gravitare attorno a Wan. Personalmente ho anche avuto l’opportunità di visitare il set di The Nun, ovviamente tutto riportato all’interno del volume, e devo ammettere che il “The Conjuring Universe” è un mondo, un universo meglio, talmente oscuro e intrigante del quale credo non ci libereremo molto facilmente. E non solo per esigenze di mercato». ET “The Conjuring Universe” è un vero e proprio fenomeno cinematografico, ogni film sbanca puntualmente il botteghino e allo stesso tempo esplora le nostre paure e le nostre inquietudini. Si tratta di un universo in un certo modo antologico, nel senso che racchiude diverse tematiche care all’horror classico, come le case stregate, le possessioni diaboliche, le bambole viventi e le ripropone in un’ottica nuova, sconcertante. Wan in questo modo ci ricorda che le buone storie funzionano sempre e che quelle dell’orrore, in particolare, non smetteranno mai di parlarci di noi stessi. Che ci piaccia o no».   Avete provato a coinvolgere Wan nel progetto? NP «Certamente i tentativi non sono mancati, ma Wan è ormai una macchina inarrestabile e un vero e proprio “fenomeno” sulla scena. Poter ottenere un’intervista per il libro avrebbe comportato ritardi assurdi, senza poi magari ricavarne molto. Avrebbe certamente impreziosito il lavoro, ma devo ammettere che l’assenza di Wan dal volume ha certamente reso più obiettiva l’analisi. In compenso ha commentato, piacevolmente sorpreso, la cover del volume sui nostri social». ET «Mentre eravamo alle prese con il libro, era impegnato in diversi progetti, questo lo avrà reso più irreperibile del solito. Ma chissà, magari in futuro avremo modo di farci raccontare qualcosa, del resto non sembra abbia nessuna voglia di fermarsi, né come regista né come produttore!». Wan è ormai un […]

“Storia degli effetti speciali” presenta: Jim Henson, l’artigiano dei sogni

Il mondo degli effetti speciali è costellato da tante innovazioni, tecniche e “trovate” di qualche tipo – quest’ultime se vogliamo a volte pure parecchie banali – che sono però state assolutamente geniali e funzionali nelle loro applicazioni. Grazie all’impegno degli artisti e dei tecnici dell’effetto speciale è stato possibile portare sul grande e sul piccolo schermo universi, mondi alternativi, mostri e alieni o qualsiasi altra idea in grado di eccitare la nostra immaginazione. Tra gli esponenti più importanti e innovativi di questo mondo, e che tanto hanno dato con le proprie creazioni all’immaginario collettivo, c’è di sicuro Jim Henson, il papà dei Muppet. Regista, sceneggiatore, burattinaio, inventore a più livelli (è stato anche un animatore e un cartoonist), Henson nasce il 24 settembre del 1936 a Greenville negli Stati Uniti. Inizia ad appassionarsi a quello che poi sarà la sua vita lavorativa già durante l’adolescenza quando, alla fine degli anni Quaranta, vede in televisione i primi spettacoli realizzati con i pupazzi di Burr Tillstrom e Cora Baird. La televisione lo porta in quel mondo incantato dove pupazzi di legno prendono vita e fatalmente ne rimane affascinato. Inizia così a sviluppare i suoi primi pupazzi già a scuola lavorando per la WTOP-TV, una stazione televisiva per studenti, nello show televisivo The Junior Morning Show. Successivamente realizza il suo primo spettacolo televisivo intitolato Sam and Friends dove si intravedono le basi dei suoi futuri successi. Si trattava di uno show di circa 5 minuti, elaborato per la stazione televisiva WRC-TV, in cui vede la luce, anche se in maniera embrionale, uno dei suoi personaggi più famosi: Kermit la rana. Lo show va avanti dal 1955 fino al 1961 e ottiene un discreto successo. Dopo il diploma si iscrive all’università del Maryland per seguire il corso di Economia domestica, laureandosi nel 1960. Henson conosce proprio in questo corso alcuni creatori di burattini che lo introducono all’arte della creazione e della tessitura fornendogli parecchie nozioni che lui farà sue e che rielaborerà con successo nelle sue prime creature. Ancor prima però, nel 1958, mette in piedi la sua Muppets Inc. che diventerà subito dopo la The Jim Henson Company, occupandosi da subito di video pubblicitari. Henson capisce che con i suoi pupazzi può mettere in scena qualsiasi argomentazione e interpretazione, trasformando degli oggetti inanimati in qualcosa di vivo e di reale. La sua ricerca fa passi avanti proprio in questo senso, modificando lo stato dell’arte di allora.  Decide infatti di costruire non più dei pupazzi in legno ma in gomma piuma, per differenziarne le forme e rendere i burattini più espressivi; studia i movimenti e le battute per una migliore recitazione; elimina le corde che la tradizione usava per il movimento degli stessi, sostituendole con delle stecche attaccate agli arti che permettevano una migliore manovra e quindi una più efficace posa espressiva degli stessi personaggi; sincronizzava l’apertura della bocca secondo il tipo di suono che il personaggio emetteva, non più quindi un’apertura “a casaccio”; inventò diverse soluzioni per fare in modo che i suoi personaggi potessero “vivere di vita propria”, quindi apparentemente slegati dall’animatore umano (in una scena Kermit va in bicicletta); stabilisce che le forme e i caratteri dei pupazzi devono adesso riflettere la loro personalità e migliora lo spazio di presentazione delle animazioni. I riflettori sul suo lavoro arrivano quando Henson realizza Sesame Street, un programma didattico espressamente rivolto ai piccoli telespettatori in cui una folta schiera di pupazzi dai caratteri più svariati, si combinano tra loro in situazioni umoristiche e riprese in live action con l’obiettivo di insegnare qualcosa. Lo show va avanti dal 1969 fino al 1990 e fa la […]

Basquiat – about life: intervista agli autori

La redazione di Edizioni NPE intervista Fabrizio Liuzzi e Gabriele Benefico, autori dello splendido Basquiat – about life. Perché avete scelto di raccontare proprio la vita di Jean Michel Basquiat? GB: Perché è un artista che mi ha sempre affascinato, per le opere, per la vita, per New York e per come ha rivoluzionato il sistema dell’arte del secondo novecento. FL: Intanto perché è poco nota rispetto a quella di altri artisti nonostante sia altrettanto e forse persino più interessante. Ma anche perché Basqiuat è in qualche modo il “simbolo” di una rivoluzione. Com’è nato questo progetto? FL: Come ci capita spesso, da un’idea di Gabriele, dalla sua voglia in quel periodo di disegnare Basquiat e le sue opere. GB: Per il gusto di disegnare la NY anni ’80 avevo realizzato solo una sequenza, finita poi nel volume, in cui Basquiat parla per la prima volta con un suo dipinto, l’ho mostrata a Fabrizio e di lì tutto il resto. È corretto definirla una biografia? FL: Dovendolo classificare sì, ma le classificazioni sono spesso limitanti. Il nostro è un viaggio nella mente e nell’arte di Jean Michel Basquiat; Non una cronologica sequenza di fatti, ma un caotico susseguirsi di ricordi in punto di morte e i ricordi, come si sa, sono influenzati dalle emozioni, dalle sensazioni. Un viaggio immaginario certo, ma basato su un solido lavoro di documentazione. GB: Io l’ho sempre definita una Non-biografia, ci sono già libri, film e documentari che raccontano l’artista, ma non esisteva un fumetto e niente che lo raccontasse in questa maniera. Abbiamo immaginato e inventato tutti i momenti onirici del libro, siamo partiti dalla biografia, da molti momenti fondamentali nella sua vita e gli abbiamo fatti a pezzi, ci siamo approcciati al volume come Basquiat ai sui dipinti. C’è un messaggio che volete dare raccontando questa storia? “The Same Old Shit”, l’espressione gergale da cui nacque il tag “SAMO©”. Senza tradurla letteralmente, ma cogliendone il senso fatalista: le cose non cambiano, i problemi restano tali, il dolore, se c’è, non scompare anche se diventi ricco e famoso, anche se ottieni il successo che ti eri prefissato.   Com’è nata la vostra collaborazione? Avete altri progetti insieme? GB: lavoriamo insieme da anni e continueremo anche con i prossimi progetti in cantiere. Il gruppo di lavoro al completo prevede anche l’illustratore Gianfranco Vitti. FL: è nata oltre 10 anni quando l’allora fidanzato e oggi marito di mia cugina mi presentò il suo cugino artista Gabriele. Da allora abbiamo iniziato a collaborare sia nel realizzare storie che nel tenere corsi e laboratori fondando poi il collettivo LABO (la scuola di fumetto di Taranto, NdR). Abbiamo diversi altri progetti, tra questi c’è in ballo un’altra possibile biografia e poi ci sono Le indagini di André Dupin (Lavieri Edizioni) che portiamo avanti con Gianfranco Vitti. Cosa vi aspettate per Basquiat – About Life? FL: almeno un paio di ristampe, edizioni in diversi paesi del mondo e tanti riconoscimenti… chiedo troppo?! A parte gli scherzi, l’unica reale speranza è che possa essere apprezzato da chi sceglierà di leggerlo. La più grande soddisfazione per un autore sono gli apprezzamenti dei lettori. GB: Magari un Keith Haring – about life o un Robert Mapplethorpe- about life? Basquiat – about life Liuzzi Fabrizio – Benefico Gabriele Collana: Nuvole in Tempesta Formato: 21×30 cm, cartonato, 64 pgg. tricromìa b/n e rosso ISBN: 9788894818338 Prezzo: € 19,90 Puoi acquistare Basquiat – about life, cliccando qui

Storia degli effetti speciali: intervista all’autore

La redazione di Edizioni NPE ha intervistato Giovanni Toro, autore dell’ultimo saggio di Edizioni NPE Storia degli effetti speciali, interamente dedicato al mondo degli effetti speciali. Il tuo volume è un concentrato di informazioni  sugli effetti speciali. Che cosa ti ha spinto a scrivere un libro come questo? Sono cresciuto praticamente tra due piccole sale cinematografiche del mio paese. Approfittando del fatto che mio padre faceva il proiezionista in una di queste ho avuto l’opportunità di sgattaiolare in sala parecchie volte e vedere moltissimi film già dall’età di 8 anni. Superman, Incontri ravvicinati del terzo tipo, Lo Squalo, Star Wars sono solo alcuni dei film che ho iniziato a vedere in quella sala. Poi per tutti gli anni ’80 ho visto moltissime altre pellicole ma nell’altro cinema del paese, perché nel frattempo quello in cui lavorava mio padre era stato chiuso… Un inizio col botto allora! Sì, è vero (sorride)! Mio padre poi faceva il proiezionista pure a casa perché di tanto in tanto noleggiava delle pellicole in 16 mm e così si continuavano  a vedere altri film con tutta la famiglia come Elliott il drago invisibile, Mary Poppins, il primissimo Uomo Ragno live e molti altri ancora. E ogni volta che finivo di vedere pellicole di quel tipo mi chiedevo puntualmente come fosse possibile che esistessero delle cose di quel genere, allora credevo che i film fossero roba vera! Gente che volava, cartoni che interagivano con le persone, astronavi immense che solcavano gli spazi siderali e sparavano a tutto quello che vedevano o che credevo che vedessero, perché ero davvero troppo piccolo per capire i vari livelli narrativi di Guerre Stellari, ad esempio. Era tutto assolutamente straordinario. Insomma, ne fui travolto e meravigliato come solo un ragazzino di quella età poteva fare, senza schemi precostruiti o blocchi di qualche tipo; e pur di capirne sempre di più cercavo addirittura di “rimontare” quegli effetti a casa. Mi ricordo ancora quando uscì dal cinema dopo aver visto l’indimenticabile Superman di Richard Donner con il compianto Christopher Reeve, e me ne andai di corsa dai nonni. Ero eccitato per quello che avevo visto e la colonna sonora mi girava ancora in testa mentre in strada puntavo le braccia in avanti imitando il personaggio che mi aveva appena colpito! Giunto a casa presi un foglio di cartoncino e disegnai al volo una città dall’alto con strade ed edifici. Poi rubai tutte le torce elettriche che riuscii a trovare e le misi a terra, posizionandole vicino ad alcune zone del disegno. Nella mia testa quella disposizione doveva rappresentare una città in notturna vista dal cielo, con i lampioni accesi per le varie strade! Poi presi due sedie e le posizionai lateralmente al disegno mentre su un’altra frontale posai un ventilatore. Dopo aver disposto il tutto, spensi le luci della stanza, accesi le torce e il ventilatore e fu in quel momento che decisi di mettermi sdraiato su quelle sedie con il pancino rivolto nel vuoto. Le braccia erano conficcate tra la struttura dello schienale di una delle due sedie, protese avanti e dritte mentre con il resto delle gambe mi sorreggevo sull’altra sedia. Un pazzo scatenato! Il vento tra i capelli, il guardare quella finta città dall’alto, il buio notturno determinata dalla stanza buia mi riportarono immediatamente agli effetti speciali visti poco prima nella pellicola di Superman. Stavo volando come quel tipo! “Ecco come hanno fatto!” esclamai ad alta voce. Nel mio piccolo avevo ricreato, in maniera parecchio casareccia ovviamente, le basi di quell’effetto. Avevo capito qualcosa che stava alla base della lavorazione di quel film. In effetti Christopher Reeve volava davanti ad uno […]

Nosferatu: dal cinema al fumetto

di Ninni Radicini e a cura della redazione Ispirato al romanzo Dracula di Bram Stoker (pubblicato nel 1897), il film Nosferatu, eine Symphonie des Grauens (1922) fu diretto da Friedrich Wilhelm Murnau su un adattamento di Henrik Galeen, che ne rielaborò la storia e i personaggi (nomi e caratteristiche) sebbene ciò non valse a evitare un contenzioso con i detentori dei diritti d’autore dello scrittore irlandese, al punto che fu stabilita la distruzione del film, di cui il regista tedesco riuscì comunque a salvare una copia. Celeberrimo lungometraggio di genere horror, Nosferatu è uno dei film più noti della cinematografia tedesca durante gli anni della Repubblica di Weimar (1918-1933), caratterizzata da innovazioni sia nel settore tecnico sia nelle strutture narrative, che hanno determinato una svolta storica nelle modalità di realizzazione e sono state di esempio per gli autori delle generazioni successive. In Nosferatu la vicenda narrata e i protagonisti sono al centro di molteplici valutazioni psicoanalitiche e sociologiche con cui si è cercato di risalire alle origini della sua ideazione, ipotizzando riferimenti alla contemporaneità e metafore la cui densità è paragonabile solo a quanto poi avvenuto con la filmografia di fantascienza statunitense degli anni Cinquanta. Insieme con le interpretazioni metafisiche è plausibile che anche gli sviluppi nell’attualità del periodo abbiamo avuto effetto nelle scelte degli autori. Nosferatu il vampiro – ovvero il Conte Orlok – potrebbe anche rappresentare l’insieme delle potenze dell’Intesa, vincitrici del primo conflitto mondiale, che a Versailles nel 1919 inflissero sanzioni ingenti alla Germania con conseguenze economiche e politiche considerate motivo di quanto accaduto nella successiva fase storica tedesca. Knock – l’agente immobiliare a cui Orlok si rivolge per acquistare una casa in Germania – può essere considerato, per la sua ambiguità, colui che manovra dall’esterno conoscendo, meglio degli altri, le caratteristiche di ognuno dei personaggi principali. Hutter – l’impiegato di Knock che finirà per agevolare, senza volerlo, le intenzioni di Nosferatu – è il rappresentante della piccola-media borghesia che per ambizione, seppure in modo ingenuo, si presta ai disegni oscuri di potenze avverse. Ellen – la moglie di Hutter – rappresenta il cittadino che si sacrifica con l’auspicio di sconfiggere chi vuole sottrarre risorse al popolo tedesco. Nosferatu nasce nel 1443, l’anno in cui Vlad II (Vlad Dracul) inizia un suo, ulteriore, periodo di governo della Valacchia (regione storica nell’area meridionale della Romania, a Sud della Transilvania) con il titolo di Voivoda (“Duca”), fino al 1447 (la fase precedente era stata dal 1436 al 1442). Vlad II è il padre di Vlad III, detto l’Impalatore, anch’egli governatore della Valacchia, la cui notorietà deriva dall’avere utilizzato nei confronti degli Ottomani gli stessi metodi che essi usavano contro i popoli cristiani d’Europa. Vlad III è considerato il corrispondente storico del personaggio letterario di Dracula, sebbene questi abbia riferimento più rilevante alle leggende sui vampiri proprie del folklore carpatico-danubiano poiché l’origine di Vlad III è storicamente modificata nel romanzo di Stoker. La Transilvania è una regione centro-occidentale della Romania, di antichi e persistenti legami con il mondo germanico, dato che nel XII secolo un gruppo di Sassoni si stanziò nell’area per la difesa del territorio che al tempo era il confine meridionale del Regno di Ungheria (Siebenbürgen è la denominazione in tedesco della Transilvania). Il 1443 è anche l’anno della Crociata di Varna, una spedizione di regni europei nei Balcani per fronteggiare l’espansionismo ottomano, condotta da un’alleanza di potenze baltiche, mitteleuropee e danubiane, conclusasi in modo negativo. Nella narrazione di Nosferatu, Varna è uno dei luoghi in cui si diffonde la peste. Intorno al film, durante e dopo, si sono aggregate situazioni e personalità dal profilo marcato. Max Schreck […]