Un’intervista insolita a Miguel Ángel Martín

Intervista dell’editore Nicola Pesce a Miguel Ángel Martín.

foto di Federica Palmarin

Caro Miguel, in occasione dell’uscita di una nuova riedizione delle tue opere con Edizioni NPE, ossia il libro NeuroWorld, ho pensato di farti una lunga e inusuale intervista. Mi conosci, quindi sai che non farò le solite domande sui tuoi contenuti. Do per scontato che siamo entrambi due psicopatici e non simulerò stupore per il fatto che nei tuoi fumetti muoiano bambini e gattini.

È stato uno spasso rileggere Cronache dell’Isolazionismo, contenuto all’interno di questo nuovo volume, dopo la quarantena e dopo (durante?) il Covid.

Le cose che avevi disegnato, che venti anni fa mi parevano così giuste e così vere, in un’ottica fantascientifica, oggi le sento normali come una parte di me e non c’è più alcuna ottica fantascientifica: è oggi. La realtà ha raggiunto in parte i tuoi libri di venti anni fa.

Oggi ordiniamo tutto su internet e non vogliamo avere a che fare con i commessi dei negozi. Oggi rifuggiamo (e con piacere!) l’interazione umana. Oggi gli uomini possono scegliere le donne come su un catalogo su internet e farsele arrivare a casa, e le donne gli uomini.

C’è ancora qualcosa di futuristico e vero in quel libro. Oggi stiamo attenti a mostrarci tutti allo stesso modo (ricchi, fortunati e belli), mentre nel libro il protagonista cerca di perdere ogni connotazione, si smussa naso e zigomi, vuole diventare anonimo: sparire come individuo allo scopo (forse) di far sparire ogni interazione. Quanto lo capisco! Mentre da un lato appaio sempre di più sui social, comincio a vedere quella faccia come non mia, come una faccia pubblica, che non corrisponde alla mia, e vorrei tagliarmi via ogni caratterizzazione umana e diventare irriconoscibile di modo che, quando non sono sui social, io possa togliermi la faccia come una maschera e rimanere sotto del tutto anonimo.

foto di Javier Negrorojoluz

«Che mondo terribile! Terrorizzante!», avrei detto dieci anni fa. Oggi mi appare sempre più bello e tranquillizzante. In parte, ciò è dovuto a una lunga conversazione che facemmo a Roma in occasione di un MIA Festival di tanto tempo fa quando, disertando le convention, andammo a passeggio in una sorta di pub crawl senza esagerazioni. Infatti, fosti il primo essere umano a parlarmi del futuro come bello. La tua visione era positiva. Il presente per te è meglio del passato.

Io questa cosa non l’ho sentita dire spesso. E perciò vorrei sentirla dalla tua bocca, aiutami a capire: per te come stanno andando le cose? Come la vedi? In generale, l’umanità, il futuro. Hai paura che ci controllino sempre di più come in 1984 o la vedi in modo diverso. In generale: parlaci del futuro.

 

Ricordo bene quella bella passeggiata notturna a Roma! Vero, sono ottimista. Se non lo fossi, non disegnerei i fumetti che faccio con l’intenzione di guadagnarci da vivere, ahahah!

Non so come sarà il futuro, nessuno lo sa! Dico solo che il presente è molto meglio del passato perché negli ultimi 50 anni povertà e violenza sono drasticamente diminuite nel mondo intero. Basta confrontare le immagini di oggi con quelle di 40 anni fa nella stessa Italia. Un cambiamento radicale in positivo è certamente arrivato con Internet. Una tecnologia che nessuno poteva prevedere. Per questo affermo che il presente è migliore del passato. Si stima che, a questo ritmo, la povertà estrema sarà sradicata dal mondo entro il 2050. Si spera! Vedremo.

Felicità e paura sono separate, ah ah! 

Tuttavia, è interessante come, nonostante l’evidenza schiacciante che le cose stiano migliorando, almeno per il momento, la sensazione generale è che tutto vada peggio. Sicuramente il continuo bombardamento mediatico di cattive notizie (“una buona notizia non è una notizia”) è la causa di quella sensazione di ansia, unita al fatto che siamo in un mondo di transizione verso un altro. Come è successo con la rivoluzione industriale, solo più accelerata. Suppongo che, vista da un punto di vista evolutivo, sia una forma di difesa e adattamento al nuovo.

Tuttavia, c’è un fatto interessante a questo proposito: il livello di depressioni e suicidi è aumentato. Perché, se stiamo vivendo in un mondo dove la qualità della vita è aumentata così tanto? Gli esperti non lo sanno ancora.

Da Malthus (1766-1834) fino ad oggi, sono state fatte previsioni apocalittiche per eccesso di popolazione, fame o cambiamenti climatici (ex riscaldamento globale) e nessuna si è avverata! Purtroppo! Perché ho sempre sognato di vivere nel mondo di Mad Max: andare al mare a Milano, visitare il Colosseo sommerso e scommettere sulla Cupola del Tuono: due entrano, uno solo esce. E non esci! Ah, ah, ah!

foto di Javier Negrorojoluz

Ahahah! Ti ci vedo proprio vestito di pelle e borchie a dominare col tuo sorriso spietato gli abitanti di una città distopica!

Ti chiedo scusa se continuo a domandarti cose specifiche sul futuro, ma mi spinge la viva curiosità di conoscere l’opinione di una persona che stimo. Che stimo al punto che so che potrà dirmi qualcosa cui io non avevo pensato.

Quando vedi che Amazon sta conquistando il mondo e facendo fallire tutti gli altri, che la Cina si ingigantisce e toglie terreno da sotto ai piedi di tutti noi, che situazioni come quella in Afghanistan restano irrisolte da un tempo che sembra infinito, che i database che dormono al fresco del Polo Nord sanno già tutto di noi, cosa mangiamo, cosa vogliamo acquistare, quali sono i nostri desideri più reconditi… insomma quando vedi tutto questo non ti spaventa?

La domanda ha proprio particolare riferimento ai singoli casi di Amazon, della Cina, dell’Afghanistan e dei database.

Poi giuro cambio argomento!

 

Non sono spaventato. I miei libri sono su Amazon, ah ah! Non sapevo ci fosse un database al Polo Nord. Ho sempre creduto che ci fosse una base nazista aliena, ah ah! Sono più preoccupato per lo Stato che ha tutti i miei dati personali, sanitari, bancari e fiscali senza che io glieli abbia dati volontariamente, come ho fatto invece con Amazon! A proposito, il principale concorrente di Amazon si chiama Alibaba ed è cinese! La cosa peggiore delle aziende di oggi è che non si limitano a vendere prodotti, ma moralità e ideologia: “sostenibilità”, correttezza politica e altra spazzatura totalitaria. Quelli sono i “prodotti” che sostituiscono la religione tradizionale. La tendenza al totalitarismo è sempre presente nella natura umana. Il caso dell’Afghanistan ne è un esempio. Senza dimenticare che il totalitarismo comunista non è ancora scomparso. In Perù ha appena vinto un presidente comunista, e c’è la Cina che, per quanto aperta al mercato, è ancora un porcile totalitario. È la correttezza politica appena menzionata, intesa come nuova forma di totalitarismo. Ovviamente non ho simpatia per i monopoli, siano essi di mercato o di stato. Se riusciamo a vedere il momento presente senza giudicarlo, ci renderemo conto che questi sono tempi affascinanti! O almeno ci provo, ah, ah!

La paura è ciò che cercano tutti quelli che vogliono un potere totalitario. Se hai paura è facile convincerti di che hai bisogno di un Salvatore: lo stato, un messia, un tecnocrate… Se avete paura siete persi!

foto di Javier Negrorojoluz

I tuoi fumetti sono “fantascienza” nel senso più perfetto del termine, secondo me. Infatti, non si concentrano specificamente sul futuro in sé e sui ritrovati scientifici che faranno o meno parte delle nostre vite: si concentrano sulla trama, sulla vita, sui rapporti interpersonali, e il “futuro” è semplicemente presente come un contorno (e per questo motivo appare agli occhi di noi lettori tanto più reale e ci stupisce).

Nessuno in Italia ha ancora definito Miguel Ángel Martín come un autore di fantascienza ma per me sei uno dei maggiori esponenti del genere: hai non solo la capacità di esporla in modo inedito e interessante, ma anche di prevedere con un allarmante anticipo le tendenze e le scoperte.

Se guardiamo alcuni fumetti che hai scritto persino prima che internet prendesse piede, vediamo persone che fanno tutto “in televisione”, che ordinano tutto “online”, che vivono “in quarantena”.

Dove trai la tua ispirazione? Come fai a sapere con tanti anni di anticipo (che al giorno d’oggi sono secoli. Prevedere oggi una invenzione che funzionerà tra dieci anni è pura magia!) quale sarà il futuro?

Hai ragione. Non sono considerato un autore di fantascienza, e certamente lo sono! Il mio primo fumetto pubblicato su una rivista nazionale è stato The Space Between, sulla rivista spagnola «Zona 84», un fumetto di fantascienza! Serie, tra l’altro, molto criticata dai lettori a suo tempo: «Cattiva, disgustosa», dicevano tra l’altro, ah ah! Rubber Flesh e Brian the Brain sono chiaramente fantascienza. E la fantasia è stata ed è sempre presente in qualche modo in tutti i miei comics: quelle macchine senza ruote!

Due dei miei riferimenti letterari sono William Burroughs e J. G. Ballard, indiscutibilmente autori di fantascienza, ma non considerati tali nell’ambiente della fantascienza. Forse sta succedendo la stessa cosa con il mio fumetto. Non mi sono mai considerato un visionario. Ho solo parlato e parlo delle cose che mi interessano, quasi tutto ciò che è legato alla natura umana. Le mie tre principali influenze sono scienza (non fantascienza, ah ah!), tecnologia e pornografia. Non il tipico porno di Rocco Siffredi, ma il sofisticato porno feticista e sporco, ah ah! Con la pandemia tante persone mi hanno detto che sono un visionario, per via del confinamento e delle mascherine. Ma il confinamento di cui parlavo non era dovuto a una pandemia, è dovuto al fenomeno giapponese noto come hikikomori, dove adolescenti si rinchiudono volontariamente per evitare il contatto sociale. E le mie maschere antigas non hanno mai avuto a che fare con contaminazioni o contagi, ma con il feticismo sessuale, molto più divertente, ah ah! Sono coincidenze che ti fanno passare come guru o visionario ma io non lo sono. Mi dispiace, Non ho ucciso Liberty Valance (il mio film preferito di John Ford, che consiglio) ma puoi diffondere questa leggenda su di me se preferisci, ah ah!

Tuttavia, il mio film preferito in assoluto è Il mucchio selvaggio di Sam Peckinpah, che riflette molto bene la mia ideologia, nel senso di modo di guardare il mondo, la vita.

Per me l’ideologia è sottoscrivere, simpatizzare o supportare una serie di valori o idee (ideologia) ma se quelli valori sono condivisi con uno, milioni o nessuno non me ne frega niente. Perché parto dalla base che quei valori sono buoni da soli, in sé, non per la quantità di persone che li supportano e meno ancora per il colore delle magliette che indossano.

Mi sono reso conto che per la gente è più importante essere parte di un gregge (destra/sinistra, nord/sud) che avere idee. Sicuramente questo è evolutivamente ragionevole ma io non sono una persona ragionevole (lo capisci se guardi i miei fumetti) e non lo voglio essere, ah ah!

 

In un raffinato lavoro di “metafumetto” parli spesso di arte all’interno della tua arte fumettistica. E l’arte di cui parli assume connotati sempre più estremi, forse proiettati in quel lontano futuro in cui tu vedi tanto bene e noi no. L’arte diventa o priva di ogni elemento umano (palazzi che crollano, rumori di strada, sequenze casuali generate da computer) oppure estrema, diventa violenza, tanto più violenta quanto più forte è il carnefice e più indifesa la vittima.

Così ti domando: come mai nelle tue opere l’arte perde sempre più ogni connotato umano?

E, a latere, come mai sei così interessato nel rappresentare la sopraffazione di un essere umano da parte di altri esseri umani?

In realtà non ho mai parlato del futuro ma del presente con un po’ di proiezione. Quando all’inizio e alla metà degli anni Novanta disegnai The Space Between e Rubber Flesh, quasi tutto quello che cito esisteva già, quello che succede è che nessuno o quasi ne parlava, non nel mondo dei fumetti almeno. Molte delle informazioni che mostro in quei fumetti sono state prese da riviste e giornali mainstream, altre sono stati elementi che hanno ispirato artisti di musica elettronica come Throbbing Gristle, SPK, Clock DVA.

L’arte è un prodotto della natura umana, quindi è impossibile che perda la sua connotazione umana. Tendiamo a considerare “disumano” ciò che non ci piace, ma non c’è proprio niente di così umano: i brutali totalitarismi del ventesimo secolo, il comunismo e il nazismo. I selvaggi sacrifici umani degli Aztechi. Quelle atrocità sono state commesse da esseri umani. E continuano a diventare, come in Afghanistan, il trend topic del momento.

E io sono solo un artista, e come tale, non ho responsabilità sociali o simpatie etiche. E, come ho detto prima, io sono interessato a tutto ciò che si riferisce all’essere umano.

una pagina tratta da NeuroWorld

Una frase molto ricorrente oggi è «non si può più dire niente», e si riferisce al fatto che sarebbe troppo facile – dicono – offendere qualche minoranza ogni volta che si apre bocca. Molte persone si sentono minacciate dall’avanzata della normalità, ossia minacciate dalla maggiore presenza di persone di altre nazionalità, o di altri orientamenti sessuali o ancora diverse dalla “maggioranza” per un qualsivoglia motivo.

Nei tuoi fumetti invece da quarant’anni vengono squartati i bambini, mostrati serial killers, pronunciate frasi di un terribile cinismo, e il pubblico ti adora. Come mai secondo te accade questo? Trovi che sia più difficile, negli ultimi anni, dire la tua liberamente?

 

Questo fenomeno ha iniziato a esplodere nella fine degli anni Novanta. Potrebbe essere collegato all’ascesa dei social network, che fino a quel momento non esistevano. Il mio uso dei social media è minimo. Si limita a pubblicizzare le mie attività artistiche. Non è mia intenzione fare amicizia e non seguo nessuno da nessuna parte. Le informazioni e le opinioni che mi interessano su diversi argomenti so benissimo dove trovarle. Non mi interessa il rumore generato dalle reti. Secondo me gli “offesi” sono in realtà una minoranza che fa rumore amplificato dai media mainstream. Ma voglio credere che sia solo la mia impressione, che non riflettano le reali opinioni della maggioranza. È tipico degli attivisti fare rumore per attirare l’attenzione sulle loro cause. L’attivista è il piagnucolone tipico. Il peccato è che i media mainstream si rivolgano a loro invece di generare i propri contenuti. E che i politici prestino loro attenzione come se il loro atteggiamento fosse un riflesso di tutta la società. E io credo che non lo sia.  In ogni caso non li tengo in considerazione, come è facile dedurre dal mio fumetto. In Spagna la maggior parte delle polemiche e delle offese – almeno, non tutte – sono per ragioni ideologiche: “sciocchi di Villarriba contro idioti di Villabajo” ah ah! La verità è che non sono interessato a niente.

Però la società è polarizzata come mai prima d’ora. E questo non è buono per noi come società o come persone. E non credo quello sia stato pensato di nessuno a proposito ma è accaduto e basta. Secondo me è una conseguenza imprevista delle nuove tecnologie che proiettano anche il peggio dell’essere umano.

Un proverbio cinese dice “Che ti tocchi vivere tempi affascinanti”. Questi lo sono!

 

Grazie, Miguel per il tempo che ci hai dedicato. Mi sono riletto le tue risposte tre volte, e alla fine mi è venuto da sorridere nonostante tutto il mio pessimismo: è vero, sono tempi affascinanti! Intanto corro a rileggermi il tuo NeuroWorld. Alla prossima!

 

NeuroWorld
Autore: Martín Miguel Ángel
Collana: Miguel Ángel Martín
Numero in collana: 8
Formato: volume 16,5×24 cm, cartonato con sovraccoperta b/n, pg.224
ISBN: 9788836270262
Prezzo: € 19,90