Questo volume nasce in occasione della storica esposizione delle tavole di Sergio Toppi alla Biennale di Rimini, ma ne supera i confini: non è solo un catalogo, bensì un lussuoso volume cartonato che cristallizza l'eredità di un autore fondamentale. Attraverso l'iniziativa del curatore Egisto Quinti Seriacopi e dell’editore Nicola Pesce, il libro approfondisce la rivoluzione visiva di Toppi, capace di scardinare la struttura della pagina per trasformarla in un unico corpo grafico. Nelle sue tavole, il tratto del pennino si evolve continuamente: una roccia, un volto o una collina diventano microcosmi che racchiudono altre figure, animali e frammenti di storia, fondendosi in un flusso narrativo ed emozionale unico.
Curata da Angelo Nencetti insieme a Smeralda Monesi Toppi, moglie del compianto Maestro, l’opera raccoglie i contributi di grandi esperti e amici come Michel Jans, Massimo Pulini, Sonia Fabbrocino, Andrea Plazzi e Laura Scarpa. Insieme, queste voci tracciano il profilo di un percorso artistico imprescindibile, celebrando un autore che ha saputo trasformare il disegno in pura poesia visiva.
«Si chiede al disegno di rendere visibile quel che non lo è,
di far affiorare luoghi, persone e forme,
di farle esplodere o imprigionarle dentro a steccati di segni,
di far danzare una geometria, far volare l’anima delle cose.
La vita ha trovato nel disegno il suo primo simulacro,
come fosse un nome scritto nella forma,
quando ancora i nomi non venivano nemmeno pronunciati.
La guerra all’animale, forse la prima che l’uomo ha intrapreso,
è stata progettata in un disegno che nominava le cose e le anime,
dispiegando così una forma di paesaggio ben prima che si fondassero i paesi...»
Curata da Angelo Nencetti insieme a Smeralda Monesi Toppi, moglie del compianto Maestro, l’opera raccoglie i contributi di grandi esperti e amici come Michel Jans, Massimo Pulini, Sonia Fabbrocino, Andrea Plazzi e Laura Scarpa. Insieme, queste voci tracciano il profilo di un percorso artistico imprescindibile, celebrando un autore che ha saputo trasformare il disegno in pura poesia visiva.
«Si chiede al disegno di rendere visibile quel che non lo è,
di far affiorare luoghi, persone e forme,
di farle esplodere o imprigionarle dentro a steccati di segni,
di far danzare una geometria, far volare l’anima delle cose.
La vita ha trovato nel disegno il suo primo simulacro,
come fosse un nome scritto nella forma,
quando ancora i nomi non venivano nemmeno pronunciati.
La guerra all’animale, forse la prima che l’uomo ha intrapreso,
è stata progettata in un disegno che nominava le cose e le anime,
dispiegando così una forma di paesaggio ben prima che si fondassero i paesi...»
